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Hotel Business Riccione

Entroterra di Riccione

Riccione è una delle capitali italiane delle vacanze al mare, ma offre svariate alternative a chi desidera itinerari naturalistici e culturali tutto l’anno.

L’entroterra di Riccione è da anni meta ambita da coloro che amano le vacanze sportive a Romagna provenienti da varie parti d’Europa, che qui trovano paesaggi mozzafiato, percorsi suggestivi di varia difficoltà e una gastronomia saporita e genuina.
Ma una vacanza negli hotel di Riccione è molto di più: vuol dire conoscere la storia e la cultura di un popolo custodite nei borghi e nelle cittadine dell’interno, testimoniate da preziosi monumenti, dal folklore e l’artigianato artistico di cui è ricca questa terra.

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Montegridolfo

Il suggestivo borgo-castello di Montegridolfo sorge a m. 290 s.l.m. sulla linea di confine tra Romagna e Marche.
Comune in provincia di Rimini, è tra I borghi più belli d’Italia.
Detto già Monte Lauro, per via dell’alloro dei dintorni, nel XIII secolo divenne dimora della famiglia riminese dei Gridolfi.
A loro si deve il primo nucleo del castello e la nuova denominazione “Mons Gredulphus”, da cui l’attuale.
Con l’ascesa al potere dei Malatesta il castello si ampliò ma, posto com’era in un punto strategico per il controllo del territorio, conobbe continui saccheggi e distruzioni lungo i tre secoli di aspre lotte che contrapposero la casata di Rimini ai Montefeltro di Urbino.

La vicenda più rocambolesca della storia del borgo data 1336 quando Ferrantino Novello de’ Malatesta, in dissidio con la famiglia, guidò Nolfo di Urbino a distruggere il borgo che, però, fu totalmente ricostruito da Galeotto Malatesta nel giro di un solo anno.

Fu allora che si elevarono le imponenti mura, dotate di quattro torrioni, che, se nulla poterono contro l’avanzata dei Montefeltro, a tutt’oggi resistono intatte.

Agli inizi del XVI secolo Montegridolfo conobbe la dominazione dei Borgia, poi della Repubblica di Venezia, fino al passaggio sotto lo Stato della Chiesa.
Tornò baluardo difensivo nel 1944, durante lo sfondamento anglo-americano della “Linea Gotica”.
Sui luoghi della battaglia di Montegridolfo sorge oggi il Museo della Linea dei Goti.
Suddiviso in due sezioni (cimeli bellici e mezzi militari), espone materiale donato in gran parte dagli abitanti del luogo.
Molto suggestiva è la visita a due dei bunker che furono rifugio per i civili.

A un passato “umile e gioioso” è invece dedicato il Museo anni ’50, “piccolo patrimonio di storia e cultura popolare”, nato dalla passione di Claudio Chiappini.

Oggi l’attività fondante per l’economia del piccolo borgo è il turismo.
L’atmosfera sospesa, la cura dei restauri e il fascino del borgo antico, richiamano ogni anno migliaia di visitatori.

Tra i luoghi di culto, la trecentesca Chiesa di San Rocco conserva due affreschi sovrapposti e una pregevole tela di Guido Cagnacci.
Meta di pellegrinaggi è il santuario settecentesco della Beata Vergine delle Grazie, ricostruito al posto di una chiesetta eretta nel 1548 a ricordo della doppia apparizione della Madonna a due giovinetti.
Vi si conserva la macina da frantoio con l’impronta dei piedi della Vergine.
Una tela ricorda il miracolo e riproduce sullo sfondo il castello di Montegridolfo.

Nel silenzio dei vicoli gli unici rumori provengono dalle botteghe del ferro o riecheggiano dai frantoi che producono l’olio extravergine di oliva.
La Festa dell’olio novello in tavola, nella seconda domenica di dicembre, premia la miglior produzione dell’anno.

Le viuzze del borgo sono il palcoscenico ideale per la processione in costume del Venerdì Santo e per le Feste Mariane, mentre a luglio e a agosto la rocca ospita i concerti di musica lirica di Voci al castello.

Svariate le possibilità enogastronomiche: l’haute cuisine al Ristoro di Palazzo Viviani, la tradizione culinaria locale all’Osteria dell’Accademia, le specialità cotte nel forno a legna alla Grotta dei Gridolfi.

Curiosità:
nel XVIII secolo visse a Montegridolfo frate Lorenzo Ganganelli, santarcangiolese di nascita, più noto come Papa Clemente XIV.
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