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Hotel Business Riccione

Entroterra di Riccione

Riccione è una delle capitali italiane delle vacanze al mare, ma offre svariate alternative a chi desidera itinerari naturalistici e culturali tutto l’anno.

L’entroterra di Riccione è da anni meta ambita da coloro che amano le vacanze sportive a Romagna provenienti da varie parti d’Europa, che qui trovano paesaggi mozzafiato, percorsi suggestivi di varia difficoltà e una gastronomia saporita e genuina.
Ma una vacanza negli hotel di Riccione è molto di più: vuol dire conoscere la storia e la cultura di un popolo custodite nei borghi e nelle cittadine dell’interno, testimoniate da preziosi monumenti, dal folklore e l’artigianato artistico di cui è ricca questa terra.

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San Leo



Su uno sperone roccioso dalle pareti a strapiombo sorge, a m 583 s.l.m., San Leo.
Comune marchigiano, in provincia di Pesaro e Urbino, è un luogo magico.

Sulla sommità si erge, in un continuum con la roccia, la Fortezza, impressionante già da lontano.

Sembra impossibile accedere all’antichissima cittadella, invece c’è una strada nella pietra, percorribile in auto.
Facile immaginarsi l’ineguagliabile panorama. San Leo fu già detta Montefeltro, da Mons Feretrius, insediamento romano del III secolo d.C., sorto intorno al tempio di Giove Feretrio.
Furono i i Romani ad innalzare sul tetto del monte una struttura di vedetta, e Vitige, re dei Goti, a fortificarla. Nel IV secolo il dalmata Leone ne fu l’evangelizzatore.

Dal 962 al 964, con Berengario II, San Leo fu capitale d’Italia.
Dalla metà del XII secolo fu capoluogo di contea e sede principale dei conti di Montecopiolo più noti come i Montefeltro.
Proprio dal feudo la nobile famiglia trasse il nome.
San Leo ospitò Dante Alighieri (che nel Purgatorio lo citò) e San Francesco d’Assisi.
Tra XIII e XIV secolo i Malatesta lo sottrassero ai Montefeltro.

Federico da Montefeltro se ne rimpossessò nel 1441 e nel 1479 commissionò a Francesco di Giorgio Martini il rimaneggiamento del bastione sul picco.
I lavori dell’architetto senese fecero della Rocca una macchina da guerra perfetta e uno dei vertici mondiali dell’arte.

Poi riuscirono a espugnarla solo il Valentino, nel 1502, ai Montefeltro, e i Medici, nel 1517, ai Della Rovere, nuovi Signori del Ducato di Urbino.

Con la devoluzione del ducato alla Chiesa (1631), il forte fu trasformato in prigione e a quest’uso fu destinato fino al 1906.
Vi furono rinchiusi il Conte Cagliostro, che vi morì nel 1795, e il patriota risorgimentale Felice Orsini.

Oggi ospita la Pinacoteca. La minuscola cella del Cagliostro è meta di pellegrinaggi.

Luoghi di culto: la città medioevale ha un cuore sacro a strapiombo, formato dalla Pieve preromanica – il più antico monumento religioso del Montefeltro – il Duomo – altissimo esempio di architettura romanico-lombarda, dedicato a San Leone – e la Torre Campanaria – in origine comunicante con la cattedrale, oggi isolata.

Poco distante dal centro, il Convento di Sant’Igne, fondato da San Francesco d’Assisi, conserva un segmento dell’olmo sotto il quale Francesco predicò.

Sulla piazza centrale si elevano eleganti edifici gentilizi: Palazzo Nardini, Palazzo Della Rovere e Palazzo Mediceo.

A Palazzo Nardini ebbe luogo l’incontro tra San Francesco e il Conte Orlando de Cattani, che gli fece dono del monte della Verna.
Quella stanza è oggi adibita a cappella.

Il Palazzo Mediceo ospita il Museo d’Arte Sacra.

Eventi: a fine giugno San Leo incontra Francesco-Giullari del mondo, una festa con artisti di strada e mercatini, per ricordare il passaggio in città del santo “Giullare di Dio”, avvenuto l’8 maggio 1213.
In agosto il festival AlchimiaAlchimie fa rivivere il mito di Cagliostro con scienza e magia, cena in piazza e fuochi d’artificio.

Per gli sportivi:
campi da calcio, da tennis, avio superficie per l’aliante, parapendio dal monte San Severino.

Per i buongustai: ristoranti e agriturismi con menu ispirati ai sapori tipici del Montefeltro e influenze romagnole.

Curiosità:
la Pieve e il Duomo non hanno ingressi in facciata, vi si entra da un fianco.
Sui luoghi di culto affaccia l’unica feritoia della cella che rinchiuse il miscredente Cagliostro, sulla cui morte e sepoltura aleggia il mistero.

 


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