La bella “Mora Romagnola”
In Romagna, “Mora” non è solo una donna scura di capelli, ma anche un’inestimabile fonte di prelibate bontà visto che, mai come qui, vale il detto che “del maiale non si butta via niente”.
Così chiamata ufficialmente dal 1942 per il suo particolarissimo colore marrone scuro tendente al nero, la “Mora Romagnola” è infatti un maialino “doc“, iscritto nell’atlante delle Razze pure suine italiane, e dalle qualità molto ricercate. Tradizionalmente allevata su tutto il territorio romagnolo, con particolari concentrazioni su colline e appennini, è ben distribuita anche nella provincia di Rimini.
La qualità della sua carne (ottimo anche il lardo di “Mora Romagnola”, nulla da invidiare ai più blasonati), particolarmente tenera e delicata per i tempi di crescita di questa razza di stazza più modesta rispetto a quelle più diffuse, è apprezzatissima proprio per il suo particolare mix tra massa grassa e magra unico tra le razze suine.
Dopo aver rischiato l’estinzione per l’eccessiva importazione di maiali inglesi negli anni ‘50 (appena 18 gli esemplari conteggiati a inizio anni ‘90 rispetto ai 335.000 del 1918) , grazie anche alla tutela di un allevatore faentino ed alla riuscita del successivo piano di recupero della razza che ha coinvolto WWF e Università di Torino, la “Mora Romagnola” vive oggi finalmente un periodo di piena valorizzazione, con oltre 45 allevamenti regolarmente iscritti in uno specifico albo, e la presenza di numerosi “capi” anche oltre i confini regionali.
A due passi da Riccione, sulle colline di Coriano 30 esemplari di “Mora Romagnola” sono stati recentemente accolti anche nello speciale allevamento della Comunità di San Patrignano, da dove vengono poi avviati per la produzione di salumi pregiati come il Culatello.
Ottima negli affettati, la carne di “Mora Romagnola” dà poi il meglio di sé anche nelle tradizionali cotture con braciole, arrosti o spiedini che ne esaltano il sapore e la tenerezza.



