Morciano di Romagna
A una ventina di chilometri dalla costa adriatica, nel centro della Valconca, sorge a m 85 s.l.m. Morciano di Romagna.
Crocevia naturale per i traffici territoriali, è la capitale commerciale della vallata.
Alle radici della sua vocazione c’è l’Antica Fiera di San Gregorio, che ogni anno a marzo, almeno dal 1200, fa di Morciano il cuore pulsante della Romagna.
Morciano è famoso per aver dato i natali allo scultore Arnaldo Pomodoro, per essere paese d’origine del pittore futurista Umberto Boccioni (nato a Reggio Calabria, da genitori morcianesi, sempre si considerò romagnolo), e per l’Antico Pastificio Ghigi.
Il paese raggiunse l’apice della prosperità sul finire del XIX secolo.
Le sue origini risalgono a un tempo imprecisato.
Forse fu fondato in epoca romana da un membro della famiglia Marcia.
Un’iscrizione medievale menziona un “fundus Morciani”.
Nel 1014 il feudatario riminese Bennone lasciò il “castrum” in eredità al figlio Pietro.
Questi ne fece dono a San Pier Damiani, eremita e riformatore della Chiesa, che nel 1061 vi fondò l’Abbazia di San Gregorio in Conca.
Documentata fin dal 1200, nasce, nel chiostro del monastero, la Fiera di San Gregorio, grande mercato agricolo, commerciale e del bestiame.
Nonostante le distruzioni causate dalle piene del fiume Conca, il borgo attrasse sempre le mire dei potenti.
Sul finire del XII secolo il borgo e il mercato erano sottoposti a Montefiore, mentre il restante territorio apparteneva alla vicina San Clemente.
Nel 1797 le truppe napoleoniche soppressero l’Abbazia di San Gregorio.
La fiera fu allora trasferita verso l’attuale Morciano.
Nel 1827 Morciano diventò comune “appodiato” (di ordine inferiore) di San Clemente.
Era il primo passo verso l’autonomia, che infine fu decretata nel 1857.
Fu l’inizio del grande sviluppo.
Nel 1870 il fornaio Nicola Ghigi diede vita al suo Pastificio.
“Per un mangiare sano, pasta Ghigi Morciano”, era lo slogan che, attraverso Carosello nei primi anni ’60, contribuì a rendere celebre nel mondo la pasta di via Ronci 47.
Dal piccolo laboratorio (ancora oggi vi si legge “Fabbrica, pane e paste salsamenteria Nicola Ghigi”), l’azienda di famiglia si spostò negli anni ’60 nell’imponente struttura gialla la cui alta ciminiera è stata a lungo il simbolo di Morciano.
Recentemente demolito, ma in parte salvato per divenire sede di servizi di pubblica utilità, il vecchio edificio, per scelte aziendali, è stato sostituito dal nuovo stabilimento nel comune limitrofo di San Clemente.
Dell’antico borgo di Morciano quasi nulla rimane.
Suggestivo è l’impianto razionalista dato al paese agli inizi del XX secolo, con le strade ampie e simmetriche.
Da vedere: la parte più antica del borgo con le viuzze settecentesche, la torre civica, la fontana-scultura di Umberto Corsucci (apprezzato scultore che qui vive e lavora); in piazza Umberto Boccioni il monumento Colpo d’ala: omaggio a Boccioni di Arnaldo Pomodoro; a soli due km dal centro i resti dell’Abbazia di San Gregorio in Conca, con strutture architettoniche austere ma pregevoli e l’affacciatoio naturale sul fiume.
Luoghi di culto: la Chiesa di S. Michele Arcangelo e la cappella dedicata alla Beata Vergine delle Grazie.
Eventi: intorno al 12 marzo e per otto giorni l’Antica Fiera di San Gregorio, con esposizione di prodotti agricoli, artigianali, industriali, centro fiera del bestiame, mostra mercato della macchina e attrezzatura agricola, eventi spettacolari.
A fine novembre e inizio dicembre Morcianantico, mostra-mercato dell’antiquariato.
A novembre la Fiera dei Golosi.
Per i buongustai: squisita la cucina dei rinomati ristoranti.
Per chi ama la natura: escursioni lungo le rive del Conca o a raggiungere cinque esemplari di antichi mulini (Casarola, dei Malatesta, Rossi, Valle, Trado).
Curiosità: il fico secco è il simbolo della Fiera di San Gregorio e durante la manifestazione se ne vendono a quintali.
Nella stessa occasione osti e negozianti appendono alla porta una frasca, antico simbolo propiziatorio.
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