Angelo Totaro, da Riccione al Giappone: “Fare l’enologo qui è davvero stimolante”

"Il Pinot Noir 2019 prodotto sull'isola di Hokkaido ha già vinto la Medaglia d'Argento a Londra al Decanter Awards"
Angelo Totaro, da Riccione al Giappone
Angelo Totaro, da Riccione al Giappone - Credits: Angelo Totaro Facebook

Angelo Totaro, da Riccione al Giappone. Dal mar Adriatico all’Oceano Pacifico. Questa è la storia dell’enologo sbarcato nel Paese del Sol Levante.

Prima di tutto, una breve presentazione

“Pugliese di nascita, riccionese d’adozione, ho 47 anni. Sposato – due figli, Bartolomeo e Guglielmo – e una grande passione per il mondo del vino”.

Giappone: un autentico colpo di fulmine

Perché la scelta di trasferirsi in Giappone?

“Per lavoro ho avuto l’occasione di visitare molti Paesi in giro per il mondo ma con il Giappone e la sua filosofia di vita c’è stato un vero e proprio colpo di fulmine. Dopo alcuni anni si è presentata l’occasione d’intraprendere una magnifica esperienza lavorativa accompagnata da un’affascinante sfida professionale e umana”.

Cosa l’ha spinta a lasciare l’Italia tradizionalmente molto vocata per la viticoltura?

“Essere nel posto giusto, al momento giusto, non è solo un modo di dire. Per una congiuntura favorevole, creata non dal caso, ma da anni di lavoro ed impegno professionale, la ricerca di un enologo da parte di una società giapponese e la mia propensione alle sfide hanno fatto sì che, in questo momento, le stia rispondendo da Yoichi, dall’isola di Hokkaido“.

Un Paese stimolante ed eccitante

Com’è svolgere la professione in un Paese così lontano dal nostro per usi, costumi ed organizzazione della vita?

“È stimolante ed eccitante, per organizzazione della vita e del lavoro; mi sono sempre trovato in sintonia con i ritmi e l’impostazione nipponica. In Italia il termine meritocrazia, ormai, viene utilizzato per descrivere qualcosa di utopico. Qui, invece, le capacità umane e lavorative vengono stimolate e premiate al fine di un miglioramento comune: sia esso aziendale o sociale”.

Il progetto della cantina Camel Farm Winery

Di quale progetto si sta occupando?

“Nel 2017 è nata la cantina Camel Farm Winery in Yoichi Hokkaido.

Il progetto era partito nel 2014 con lo studio di due aree vocate alla viticoltura, Yamanashi e Hokkaido. Come oggi, anche allora la consulenza e la grande professionalità di Riccardo Cotarella, con il quale collaboro da oltre dodici anni, ha caratterizzato e accompagnato scelte aziendali.

Così fu preferita l’isola più settentrionale del Giappone quale sito produttivo. Produciamo vini di altissima qualità destinati al mercato interno. In futuro pensiamo d’iniziare ad esportare i nostri prodotti.

Da metà novembre sino ad inizio primavera tutto si copre di neve, le estati sono fresche e ventilate e la natura è padrona incontrastata: qua l’accezione, spesso abusata, di viticoltura eroica diventa realtà”.

Pinot Noir 2019 Medaglia d’Argento a Londra

Il Giappone farà concorrenza ai vini italiani e francesi?

“È un’area molto vocata alla viticoltura. L’approccio giapponese è meticoloso. Non si lascia nulla all’improvvisazione e tutto viene registrato ed annotato per creare una memoria storica così da poter crescere in fretta e colmare il gap culturale rispetto all’Europa.

Dopo soli 3 anni d’attività, il nostro Pinot Noir 2019 ha ricevuto la Medaglia d’Argento nel Decanter Awards, concorso internazionale della storica rivista che si tiene a Londra. Quindi possiamo rispondere che no, non faremo concorrenza. Siamo già ad un livello eccellente”.

San Patrignano, grande esperienza umana

La preparazione costruita in Italia, soprattutto in un contesto importante quale San Patrignano, le è servita oppure ha dovuto ricominciare tutto daccapo?

“Sotto il profilo tecnico professionale gli studi e la magnifica esperienza lavorativa, ma soprattutto umana, a San Patrignano, mi hanno aiutato e mi aiutano nel trasmettere ciò che so alla squadra con cui lavoro. Senza questo background non sarei in grado di vivere qui”.

Ai giovani riccionesi che vogliono fare esperienze all’estero, magari in Giappone, che suggerimenti si sente di dare?

“In questo momento gli spostamenti sono molto limitati ma sono sicuro che torneranno momenti migliori. Ai giovani riccionesi dico che non è possibile non fare un’esperienza all’estero. Vivere, lavorare e respirare altri popoli serve, se non altro, a capire cosa NON si vuole fare da grandi. Ciò a mio avviso aiuta più di un vorrei, di un mi piacerebbe.

Cari ragazzi, un po’ di coraggio

Stati Uniti, Nord Europa, Asia, non sono mete precluse: un biglietto aereo è alla portata di molti. Con il costo di uno smartphone si va dall’altra parte del modo. Coraggio”.

Torna mai a Riccione?

“A causa della situazione sanitaria da oltre un anno non torno a casa ma, normalmente, Riccione era, rimane e sarà meta continua. Mia madre vive a Riccione, i miei figli frequentano il liceo a Riccione e vivono quotidianamente la Perla Verde“.

Informazioni biografiche Il pensiero e l’azione hanno bisogno di parole. Parole giuste perché l’obiettivo diventi un traguardo e non si trasformi in chimera, in soffio evanescente. Scrivere per me è terapia dell’essere. È certezza di conoscenza. È fusione d’intelletto e cuore.

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